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Alessandro De Angelis all’inferno e (finalmente) ritorno!

13 marzo 2018
A Pontedera sta per partire l’avventura della Primavera di mister Di Mascio alla 70^ edizione della Viareggio Cup. I bianconeri in campionato si stanno giocando la promozione diretta in Primavera 1 con Cagliari e Palermo e si presentano al più importante torneo giovanile italiano con l’intenzione di ripetere le belle prestazione degli anni precedenti.
Quando il mister e i suoi collaboratori danno la formazione ai ragazzi nessuna sorpresa: la regia è affidata ancora una volta ad Alessandro De Angelis capitano e anima della squadra. Ascolano DOC (de Porta Capeccina), all’Ascoli dall’età di dieci anni, sta per giocare il suo terzo Viareggio, ha già 5 panchine in prima squadra e un sogno nel cassetto: l’esordio con la sua squadra del cuore nel calcio professionistico. Nulla sembra andar male ma il destino si sa può stravolgere improvvisamente tutti i piani. Una telefonata qualche istante prima di salire sul pullman blocca tutto! “Alessandro non può giocare!”.

Un controllo effettuato qualche giorno prima di partire ha evidenziato un problema cardiaco per De Angelis, un problema che può chiudere definitivamente quel cassetto pieno di sogni. Fistole sistematiche – polmonari che, sotto sforzo, non permettono al cuore di lavorare al meglio.

Inizia cosi un lungo percorso con l’intenzione di tornare a correre su quel campo da calcio dove Alessandro è cresciuto. Un percorso fatto di visite, controlli, interventi, fatto di momenti dove tutto sembra crollare. Ma Alessandro ha dalla sua parte qualcosa di importante: la certezza e la consapevolezza che può e deve farcela. “La gente come noi non molla mai” ripetono gli ascolani e lui questa forza ce l’ha dentro. La nuova società, che ha appena acquisito l’Ascoli, dimostra di credere ad Alessandro e, nonostante non sia idoneo a giocare, gli fa firmare il primo contratto da professionista.

Dopo due coronarografie che hanno aiutato a migliorare la situazione (ma non a risolverla) arriva il momento dell’operazione. L’11 dicembre 2018 ad Ancona Alessandro va sotto i ferri e le sapienti mani del dottor Pozzi. Tutto ok, ora la strada è in discesa e il sorriso di Alessandro, che non si è mai spento in questi mesi, ora contagia tutti quelli che gli sono vicini.

“Era un’operazione normale” continuava a ripetere in questi mesi a chi gli chiedeva come stava. Intanto contava i mesi e i giorni che lo dividevano dalla nuova visita che gli avrebbe ridato (o meno) la possibilità di tornare a giocare.

5 giugno 2019
Dopo 449 giorni arriva la notizia tanto attesa. Questa volta, quando il telefono squilla, dall’altra parte una voce ci annuncia “Alessandro può tornare a giocare”. Una gioia incredibile per tutti quelli che gli sono stati vicino in questo periodo e per lui che ci ha creduto sempre. Con un sorriso che è stato la sua forza.

Ora viene il bello. Dopo questo periodo di stop deve dimostrare di non essersi scordato di come si gioca a calcio e far vedere a tutti di cosa è capace. Un ragazzo cosi positivo e intelligente non farà difficoltà a riprendersi quello che il destino ha provato (senza riuscirci) a portargli via.

In bocca al lupo Alessandro!

Sono stato fuori per così tanto tempo che ora apprezzo tutto, anche il tempo che passiamo in ritiro in albergo. Sono stato in albergo diverse volte negli ultimi anni, ma solo, senza compagni di squadra. Succedeva quando andavo nei vari ospedali. Ora so che se sono in un hotel è perché mi sto preparando per una partita. Ho combattuto per tutto questo e ora devo sfruttarlo al meglio.  Non posso essere così egoista da dire che il calcio non è stato buono con me: ci sono momenti in cui penso di aver avuto sfortuna – questo infortunio, ho perso anche una Coppa del Mondo – ma il calcio mi ha dato un sacco di cose e sono grato per tutto ciò che ho vissuto finora. E per tutte le cose che sono sicuro dovranno ancora arrivare.
(Santi Cazorla fuori 668 giorni per infortunio)

Luca Sidis Gabrielli

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