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Zanetti ed il calcio: cosa può proporci il nuovo tecnico

Come ampiamente noto da giorni, Paolo Zanetti è il nuovo allenatore dell’Ascoli Calcio. Si attende la presentazione ed il via alle danze con i test medici e fisici prima della partenza per il ritiro di Cascia, luogo dove il nuovo staff tecnico inizierà a plasmare i giocatori bianconeri secondo il proprio credo calcistico. Noi non possiamo azzardare una lettura d’anticipo sul nuovo Ascoli, pensando inoltre che c’è ancora tutto un mercato davanti, ma possiamo giocare a rivivere ciò che Paolo Zanetti ha attuato da allenatore nella sua esperienza passata, tirando fuori concetti che probabilmente rivedremo espressi in casacca bianconera.

ZANETTI E BERTOLINI

Un po’ di storia. Zanetti ha allenato la Berretti della Reggiana per una stagione e due anni il SudTirol, arrivando al primo anno secondo nel girone B di Serie C uscendo ai play-off in semifinale per mano del Cosenza, mentre al secondo anno arriva sesto venendo eliminato al secondo turno play-off dal Monza. Il vice, Alberto Bertolini, è tanto importante quanto la prima cattedra. Allenatore di Sondrio e Lecco, prima di legarsi per 85 partite appunto come secondo di Zanetti. Insieme sono una visione tattica ben precisa, uno studio minuzioso sui particolari degli avversari, ‘portare loro a giocare dove noi vogliamo che vadano’. Mister Bertolini, inoltre, è un abile architetto per quanto riguarda la fase difensiva.

ATTEGGIAMENTO O MODULI?

In questa stagione, Zanetti ha adoperato per la quasi totalità del suo campionato il 3-5-2, modificandone in 4-3-2-1 e 4-3-3 nelle ultime uscite. Il ds Antonio Tesoro ha specificatamente detto che l’Ascoli giocherà con la difesa a quattro. Nel mezzo, come sempre del resto, c’è la verità. A Zanetti e piace la difesa a tre, è innegabile, così com’è innegabile che nei suoi pensieri vorrà provare in qualche allenamento questo tipo di soluzione, anche solo per capire la risposta dei ragazzi. Prima, però, nei giorni di ritiro bisognerà lavorare anche sul principio forse secondario al modulo, ovvero l’atteggiamento. Scansiamo dalle nostre teste il 3-5-2 di Cosmiana memoria: che sia un 4-3-3 o 3-5-2, la difesa di Zanetti è alta, la squadra tende a stare compatta dall’attacco alla difesa. L’abbassarsi fino alla propria area di rigore non è un elemento preso in considerazione. Si difende insieme, si difende corti. Minuziosa conoscenza degli avversari in ogni situazione e parecchi allenamenti settimanali votati alla causa difensiva. E ciò non vuol dire essere “catenacciari”, badiamo. Vuole dire lavorare sulla difesa.

GENTE TOSTA

Un altro principio da dimenticare sarà il possesso palla prolungato. Con Zanetti le mezzale lavorano, corrono in ambo i lati, si inseriscono, dialogano con la punta per giocare sulle fasce. Inutile dire che, dati questi principi, fondamentale è avere un team composto da gente fisicamente prestante. Tait, un marcantonio alto 1,90 con un peso muscolare direi indecifrabile, così come Vinetot, possente difensore centrale dalle caratteristiche simili, sono non a caso due degli elementi fondamentali nel credo zanettiano (tanto che l’uno è da tempo nel mirino dell’Ascoli, l’altro probabilmente è stato comunque chiesto da Zanetti stesso, ma non ci sono conferme per adesso). Difficile vedere negli esterni e nelle due mezzale giocatori di bassa statura o non piazzati fisicamente. Nota a pie pagina: anche se Morosini, ex bianconero, ha giocato per lo più davanti alla difesa, Zanetti non ha disdegnato un mancino come Berardocco con le chiavi del centrocampo in mano. Il play non si abbassa a prendere il pallone, si lavora per linee, si va in contropiede con intensità (non prendetela come eresia, diciamo alla Conte), e sopratutto ci si va subito, senza cincischiare e con poco possesso.

PER VINCERE SERVONO I GOL

Arriviamo all’attacco, apriti cielo. La punta deve lavorare come fosse in fabbrica, lo diciamo già ad Ardemagni e gli altri. Chiedetelo a Turchetta (utilizzato e spremuto da punta e trequartista), Mazzocchi e Romero, ma soprattutto De Cenco. La parola chiave nel giocare delle punte è: funzionalità. Per la squadra, per le suddette operose mezzale, per i movimenti. Diciamo che l’attuale Under20 ai Mondiali con Scamacca e Pinamonti può assomigliare al tipo di volontà, seppur la ricerca spasmodica l’uno dell’altro non è da considerarsi un dogma della fede.

In sintesi, questa prima analisi a bocce ferme ci dice che almeno un pensierino al 3-5-2 ce lo si può fare, ma ci toglie dalla testa che qualsiasi sia il modulo Zanetti sarà ben lontano dall’essere definito catenacciaro. L’attenzione ai dettagli sarà una prerogativa, la mano del vice Bartolini una costante presenza in fase difensiva. E poi la grinta, quella trasmessa dagli occhi di Zanetti stesso l’8 giugno al Del Duca quando al microfono disse: “La mia squadra sarà degna di tutto questo”, osservando la magnificenza della Tribuna Est Carlo Mazzone. Che lo spettacolo inizi.

Matteo Rossi

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