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Andrea Petrucci: la maturazione di un talento

Ognuno di noi ha un’immagine, un ricordo o delle sensazioni che ci tornano in mente appena sentiamo il nome di una persona. Se penso ad Andrea Petrucci la mente corre immediatamente al 4 ottobre 2015, ai suoi dribbling, gli assist, quel gol inventato da posizione impossibile, alla sua corsa con le mani sulle orecchie per ascoltare i fischi dei tifosi della Samb; la mente corre a delle emozioni uniche e irripetibili. Ma da quel giorno ne è passata di acqua sotto i ponti, il Petrucci che incontro per caso in giro per Ascoli è diverso, consapevole dei suoi mezzi ma più maturo e quindi consapevole anche dei suoi limiti.

Il mondo del calcio, ma la vita in generale, è fatta di bivi, di scelte ma soprattutto di persone che, con la loro presenza e i loro consigli, posso aiutarci a prendere la strada giusta. Andrea ha avuto l’intelligenza di fare (quasi) sempre la scelta migliore ma anche la fortuna di incontrare, ogniqualvolta stava per fare la scelta sbagliata, qualcuno che in lui ha visto qualcosa di speciale, di incontrare la persona giusta al momento giusto.

Andrea Petrucci da Arquata inizia a giocare a calcio a sette anni nel Monterocco, seconda squadra di Porta Cappuccina. Un anno dopo però è già nel settore giovanile dell’Ascoli, sua squadra del cuore. Da li inizia la scalata al suo sogno, quello di diventare calciatore.
Il primo ostacolo arriva all’eta di 17 anni, l’Ascoli decide che Andrea non rientra nei piani, non è pronto probabilmente. Lui sente il colpo e scoraggiato pensa di abbandonare il calcio e dedicarsi al futsal che in quegli anni ad Ascoli sta prendendo piede.

Una vecchia pubblicità diceva che “Una telefonata allunga la vita“, ecco ad Andrea sicuramente l’ha cambiata. Dall’altra parte del filo c’è Nico Stallone, che lo convince a provare a ripartire dalla Promozione e dall’Atletico Piceno. “Vieni ad allenarti e se ti va rimani con noi”. Il campionato si chiude con 32 presenze e 8 gol e gli valgono la chiamata della Fermana che quel campionato l’ha vinto (davanti proprio all’Atletico). Nella stagione 2009/10 con i canarini in Eccellenza chiuderà con 33 presenze e 8 gol.

Intanto Nico Stallone, quello della telefonata precedente, diventa il Responsabile del Settore Giovanile dell’Ascoli e riporta subito Andrea a casa per giocare il campionato Primavera. Dopo un giro d’andata straordinario (14 presenze e 6 gol) Petrucci decide ancora di spostarsi. Gli anni con “i grandi” gli rendono complicato tornare a giocare in un settore giovanile e la sua voglia di arrivare lo portano alla Maceratese in Eccellenza.
Da qui poi Giulianova ma un problema ai reni lo tiene per sei mesi lontano dai campi. Riparte da Servigliano (Promozione), Grottammare (Eccellenza) e Falerone (Eccellenza).

Il talento c’è ma manca qualcosa. Andrea gioca bene ma non riesce a fare quel salto di qualità che in tanti si aspettano. “Non ha la testa per arrivare” qualcuno si azzarda a dire e la stagione 2014/15 parte davvero in maniera complicata. A Porto d’Ascoli non scatta la scintilla con il mister e Petrucci si trova relegato ai margini. Pensa di abbandonare ma il telefono squilla d nuovo. “A Monticelli ho bisogno di uno come te per fare il salto di qualità” gli dice Nico Stallone. Andrea a gennaio arriva nella squadra del popoloso quartiere di Ascoli e a suon di assist porta la squadra per la prima volta nella sua storia in Serie D. Il resto ormai è scritto negli almanacchi del calcio. All’esordio nel massimo campionato dilettantistico italiano porta a casa 30 presenze e 7 gol. Lo notano tutti e tutti lo vogliono. Arriva l’offerta della Fermana e li Andrea fa un altro incontro che gli cambierà la vita. Flavio Destro sarà l’allenatore che gli farà capire cosa vuol dire diventare un calciatore professionista: il talento non basta se non accompagnato dal sacrifico e dal lavoro. Anche questa volta la persona giusta al momento giusto.

A Fermo 31 presenze e 12 gol in D, la promozione in Serie C dove arriva una salvezza incredibile e i primi tre gol tra i professionisti. Petrucci è cambiato, è cresciuto davvero tanto da meritarsi anche la fascia da capitano in un Fermana – Gubbio di fine stagione. Finisce nella Top 11 del Girone e in estate arriva la chiamata dalla Serie B, contratto con il Carpi che lo porta in ritiro. Un infortunio alla vigilia dell’amichevole con il Napoli di Ancellotti lo tiene fuori per diversi giorni. Andrea capisce che ha bisogno ancora di tempo, che ha bisogno di un altro anno di C e chiede di essere mandato in prestito. Si fa avanti la Vis Pesaro e anche li da il suo contributo con 4 gol in 33 presenze.

Quando qualche settimana fa mi è arrivata la voce che l’Ascoli era ad un passo da Petrucci ho pensato subito che finalmente anche qui si fossero accorti del talento di Andrea. Non era cosi! Tutti i Petrucci vengono da Arquata e sono legati a quelle terre. Andrea ha giocato spesso con la maglia “Il coraggio non trema” sotto a quella della Fermana e il “Bruno Recchioni” ha ospitato anche il sindaco (Petrucci anche lui) in occasione di una partita. Dicevamo che tutti i Petrucci sono originari di quelle zone: lo è John Petrucci (chitarrista dei Dream Theater) e lo è anche Davide prossimo centrocampista dell’Ascoli. Davide e Andrea si sono conosciuti in un campo di calcio. Era il 2005 e di fronte c’erano i Giovanissimi Nazionali di Ascoli e Roma; i due capitani erano proprio loro e li si sono stretti la mano per la prima volta.

E ora? Tante offerte ma Andrea non ha fretta. La gavetta lo ha portato a maturare tanto, a crescere e a capire che nessuno ti regala nulla e che quello che vuoi devi meritartelo.
In tanti vogliono fare i calciatori ma per arrivare ad esserlo ci sono diverse variabili. Bisogna avere talento, testa e incontrare le persone giuste al momento giusto!

Luca Sidis Gabrielli

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